lunedì 4 marzo 2013

Ascend. Il regno ritrovato - Amanda Hocking

Dopo Switched e Torn, ecco a voi l'ultimo e conclusivo numero della saga Trylle, di quel caso letterario che è l'autopubblicazione ad opera di Amanda Hocking.
Copertina originale

Copertina italiana
Titolo: Ascend. Il regno ritrovato
Autrice: 
Amanda Hocking
Traduzione: 
Sabina Terziani
Editore: Fazi
Pagine: 272
Prezzo: 9,90 €
Prezzo e-book: 4,90 €

Trama:

Con la madre che diventa ogni giorno più debole, Wendy è costretta ad assumere la direzione del regno, mediare con il cancelliere e la classe dirigente che la osteggia e ritiene che consegnarla alla tribù nemica dei Vittra possa assicurare la pace ai Trylle.
Fortunatamente Wendy è supportata da Tove, il suo promesso sposo, Finn, il suo primo amore, la guardia del corpo Duncan, l'amica Willa e il fratello Matt. Un giorno, un Loki che è stato chiaramente torturato si presenta alla porta del castello chiedendo l'amnistia: il re dei Vitta (e padre di Wendy), ha espresso l'irritazione nei confronti del ragazzo per non essere stato capace di consegnargli la principessa Trylle, con una serie di torture.
Mentre la salute di Elora peggiora avvicinando velocemente il giorno in cui la ragazza sarà regina dei Trylle, madre e figlia cominciano a conoscersi e a capirsi superando le vecchie incomprensioni. Il giorno del matrimonio, Oren fa la sua comparsa per dichiarare la guerra, e poche ore dopo una città dei Trylle è messa a ferro e fuoco. Wendy si trova così costretta a decidere se combattere o consegnarsi, consapevole che Oren non si arrenderà finchè non possiederà entrambi i regni e tentando inutilmente di convincere i nobili ad utilizzare i loro poteri per difendere il popolo; contemporaneamente si ritrova a fare i conti con un sentimento sempre più profondo per Loki e una vita matrimoniale non proprio soddisfacente.

Pensiero:

Premesso che non è un capolavoro, un'opera da leggere assolutamente, o un immancabile, devo dire che a dispetto delle impressioni iniziali mi è piaciucchiato abbastanza. La principale pecca di quest'autrice consiste, a mio avviso, nel volere mettere troppa carne al fuoco: fin dal primo libro, infatti, dispiega uno scenario troppo dettagliato, che porta il lettore a perdersi. Troppi discorsi che vengono solo accennati e poi lasciati cadere, un susseguirsi continuo di aventi ed avvenimenti che non lasciano un attimo di respiro - ehi, calmati! Non ti corre dietro nessuno. - In questo capitolo finale cerca di riprendere in mano le fila, lasciando da parte  alcuni personaggi secondari (vedi Rhys, Rihannon e il padre di Tove) svaniti praticamente nel nulla. Anche l'elemento fantasy viene in gran parte ridimensionato, lasciando spazio alla crescita di una ragazzina  destinata a diventare regina (stile Pretty Princess con Anne Hathaway). Una storia con un lieto fine d'obbligo, in cui tutto si va a posto: dal rapporto madre-figlia, al triangolo/quadrato amoroso, al matrimonio di convenienza, per poi arrivare ad un futuro teso a migliorare la situazione del suo popolo e a ribaltare molti dei torti compiuti in nome della tradizione.
Giudizio finale :  (da leggere per passare qualche ora di relax)

giovedì 28 febbraio 2013

Torn. Ritorno al regno perduto by Amanda Hocking.


In occasione dell'uscita dell'ultimo volume della trilogia mi sono resa conto con orrore che non ho recensito il secondo volume, quindi mi appresto a risolvere questa mancanza.

Titolo: Torn. Ritorno al regno perduto
Autrice: Amanda Hocking
Casa editrice: Fazi/Lain 
Data di uscita: 22 Giugno 2012
Traduzione: Silvia Pellegrini
Prezzo: 9,90 €
Pagine: 350

Trama:

Da quando Wendy ha scoperto di non essere umana ma una Trylle (ovvero una sorta di troll ma dalle sembianze umane, con un'avversione per le calzature e dei gusti alimentari più "naturali"), scambiata alla nascita, la sua vita è radicalmente cambiata.
Ma Wendy non è solo una Trylle, è la principessa dei Trylle, cosa che le impedisce di vivere il suo amore con Finn, il ragazzo che l'ha trovata e riportata a Forening, la capitale del suo regno. Per di più il rapporto con la madre, calorosa quanto un ghiacciolo ha finito per portare la ragazza a prendere una decisione drastica: abbandonare la sua nuova vita e ritornare dal fratello Matt. Ma i Vittra, tribù nemica dei Trylle, non si lasciano sfuggire l'occasione di catturarla e portarla dal re Oren, che rivela di essere -niente po po di meno che...- il padre di Wendy.
L'oscuro sovrano vuole comandare entrambi i regni tramite la figlia, ma prima di poter avvinghiarla con i tuoi tenacoli, Finn, Duncan e Tove fanno irruzione per liberarla. Complice silenzioso è Loki, il carceriere di Wendy che poco dopo di presenta a Forening, l'attrazione tra i due cresce sempre più, ma per il bene del suo regno Wendy si troverà costretta ad abbandonare sia Finn che Loki, per sposare Tove, il principe più forte del suo regno e secondo candidato in linea di successione al trono.

Pensiero:

Come in quasi tutte le trilogie questo è un libro di transizione. C'è Wendy che si dibatte nel suo amore per Finn, il quale non sente la necessità di battersi per il loro amore, in quanto lo considera "sbagliato"; C'è un sentimento ancora indefinito per l'arrogante Loki che a volte getta la maschera lasciando intravedere un affetto puro e genuino per la protagonista. Wendy, a sua volta, comincia lentamente a maturare, ad essere consapevole del ruolo di doppia principessa abbandonando le moine del primo libro (che mi resta indigesto), e anche l'algida regina comincia a sciogliersi.
Permane l'odiosissima narrazione in prima persona, ma in questo caso c'è poco da fare, è una scelta narrativa per cui, volente o nolente ce la dobbiamo sorbire, ma ho notato una maturazione, linguistica e narrativa.
Sarà perchè sono partita con un giudizio negativo, sarà perchè ho riletto la storia con l'occhio di chi conosce il finale, ma il mio giudizio su questo libro è più positivo rispetto al precedente.
Giudizio finale : 

martedì 19 febbraio 2013

La collina dei papaveri - Goro Miyazaki

Locandina
Dopo il non troppo amato (per usare un eufemismo) "I racconti di Terramare" - recensione qui - lo Studio Ghibli dà a Goro Miyazaki le redini di un nuovo film d'animazione "La collina dei Papaveri", sceneggiato però dal padre di lui, il grandissimo Hayao Miyazaki.

Trama

Siamo nel Giappone del 1963, l'anno delle olimpiadi, all'inizio del boom economico che a breve investirà il paese eliminando tutto ciò che è vecchio e poco funzionale.
Umi è una ragazza di 17 anni che vive in una villa/pensione in cima ad una collina (chiamata per l'appunto la collina dei papaveri), da lei interamente gestita. Ogni mattina Umi prepara la colazione per il fratello, gli ospiti della pensione e la nonna, proprietaria della villa, ed issa le bandiere secondo il codice nautico per salutare le navi della baia, in ricordo del padre morto durante la guerra in Corea.
Il Quartier Latin, incasinato ma con un suo fascino
Contemporaneamente Shun, un suo compagno di classe, si batte per impedire l'abolizione del "Quartier Latin", antico edificio sede dei vari club scolastici; sarà proprio questa battaglia che li porterà a conoscersi, frequentarsi ed innamorarsi. Ma proprio come in uno sceneggiato di terz'ordine (per citare le parole di Shun) l'ombra del passato aleggia sul futuro di questi ragazzi: viene quindi riproposto il leitmotiv di tutto il film "se non conosciamo il passato non può esserci un futuro", e questo vale sia per il Quartier Latin, che per i due protagonisti.

Pensiero

Lontano sia dall'inconcludenza della prima opera, sia dal fantasy che da sempre caratterizza le opere paterne, Goro Miyazaki realizza un piccolo gioiello dell'animazione; il tocco del maestro è innegabile e si evince dalla trama semplice ma non banale, dalla profondità dei sentimenti e dalle musiche sempre toccanti (in coda trovate il video con la canzone finale ad opera di Satoshi Takebe).
Un sentimento sempre più forte
La bravura del regista risiede nell'ambientazione e nei paesaggi, riprodotti in modo pressoché perfetto: ci trasportano e ci coinvolgono nel mondo rappresentato sullo schermo. Buona la caratterizzazione psicologica dei protagonisti ma inesistente per quanto riguarda i personaggi secondari che rimangono mere figure sullo sfondo. Deludente il character design, troppo "Hayao's style" e il deus ex machina finale con il fiabesco "...e tutti vissero felici e contenti".
Giudizio finale : Bello ma non eccelso  

martedì 12 febbraio 2013

1 Segreto X 2 - Ai Morinaga

Buongiorno e buon carnevale!! Sono ancora chiusa in casa causa neve (che grazie alla pioggia è diventata ghiaccio); quindi i carri non li vedrò neanche da lontano... uffa!
La depressione che ne è derivato ha generato una lettura spasmodica e maniacale di uno dei miei ultimi acquisti : "1 segreto X 2" di Ai Morninaga.
Sono anni che desideravo acquistarlo, ma considerato che la serie era ferma al 6° volume, senza la benché minima informazione riguardo un'eventuale ripresa, avevo accantonato il progetto, finché verso la fine del 2012 in appena due mesi sono stati pubblicati i due volumi che completavano la serie.
Ho trovato una ragazza che era disposta a venderlo e non ci ho pensato troppo: era mio!

Un vero uomo (?)
Trama :
Akira Uehara è un liceale parecchio timido, innamorato di una ragazza, Nanako Momoi, una splendida coetanea dal carattere mascolino. L'atteggiamento strafottente che la ragazza indossa con orgoglio le impedisce però di legare con il resto della classe, così approfittando della riluttanza generale, un giorno Akira si offre di portare i compiti a Nanako, che è rimasta a casa per un’influenza. Entrato nella casa apparentemente abbandonata, il ragazzo scopre un passaggio segreto che lo conduce in una stanza dove Nanako è "vittima" di un esperimento del nonno; un po' di confusione, una leva spostata per errore e Akira si ritrova nel corpo di Nanako e viceversa. Ma se per Nanako il problema non si pone minimamente, arrivando addirittura ad apprezzare la libertà che la condizione di "uomo" offre, dalla scoperta dell'eros al fidanzamento con Shiina (quella che un tempo era la sua migliore amica); per Akira, costretto a sopportare le vessazioni della ragazza di cui continua ad essere perdutamente innamorato, la situazione diventa sempre più difficile, fino a diventare insostenibile quando il suo migliore amico si scopre improvvisamente innamorato di lui, arrivando a mostrare dei lati che Akira non avrebbe mai immaginato.

Pensiero:
La storia è abbastanza originale i disegni freschi e dai tratti puliti la rendono una lettura veloce e scorrevole, con scene ben disegnate e gag a tratti esilaranti.
Sto uscendo con Shiina, penso proprio che mi terrò il tuo corpo....
Ci sono però degli elementi che sono stati davvero difficili da mandar giù : primo fra tutti l'odiosità della protagonista femminile, la cui supremazia su "Akira-dalla-spina-dorsale-latitante" verso il terzo volume comincia a dare parecchio sui nervi: si comporta come la padrona del suo corpo originario, stabilendo cosa Akira deve o non deve fare, ma allo stesso tempo atteggiandosi a padrona del corpo del ragazzo facendo ciò che più le aggrada e rifiutandosi di riscambiare i corpi : in poche parole un vero bullo. E poichè la mela non cade mai molto lontano dall'albero, vessazioni e ricatti provengono anche da parte del nonno di Nanako.
L'autrice ha inoltre marcato eccessivamente sulla tematica erotica, giocando più volte sulle stesse situazioni, e perdendo quindi in originalità.
Questa si chiama perserveranza!
Ma l'elemento che a mio avviso ha penalizzato più di tutti è la totale assenza di introspezione psicologica e la conseguente immobilità. 
Nessuna crescita o maturazione personale: ad eccezione del cambio del pronome, Nanako resta una stronza egocentrica e menefreghista fino alla fine; sono quasi da comprendere i genitori,  felici dello scambio. 
Sempre da questo punto di vista manca il confronto, sia con i genitori di Akira (rimasti per mesi all'oscuro di tutto), sia con Shiina che una volta intuito che il suo ragazzo è in realtà la sua migliore amica mostra un'incredibile (e inverosimile) noncuranza.
L'unico che sembra muoversi è Akira che a fronte delle avversità diventa più forte e risoluto, senza però rinnegare se stesso (non diventerà mai un uomo).
Per essere un manga la cui gestazione ha richiesto 10 anni il finale non mi ha convinto, durante la lettura si intuisce quello che succederà, ma la decisione non è supportata da reali motivazioni.  
Giudizio finale:  

lunedì 11 febbraio 2013

Cat's Eye - Tsukasa Hojo




Neve, neve e ancora neve! Nevica come non ho mai visto e approfitto della mia condizione di disoccupata cronica per godermi lo spettacolo.

In occasione della ristampa di "Cat's Eye" alias Occhi di gatto, un paio di settimane fa ho deciso che era giunto il momento di leggere il manga che ha ispirato una delle serie animate che più ho amato da bambina.

Trama : 

Rui, Hitomi e Ai sono tre sorelle, orfane di entrambi i genitori che da sole gestiscono un bar, il "Cat's Eye", che è anche il nome di una banda di ladre (Rui, Hitomi e Ai) che da un po' di tempo perpetra furti di quadri e opere d'arte.
La caratteristica particolare di questa banda è l'avvisare con un biglietto il quadro designato e il giorno e l'ora in cui avverrà il furto. Sembrebbe quindi un gioco da ragazzi per la polizia arrestare la banda o quantomeno impedire il furto, ma con uno stratagemma sempre diverso puntualmente la banda riesce nel suo intento. E non è difficile capire il perchè considerato che Toshio, il detective che si occupa delle indagini, altro non è che il fidanzato di Hitomi e che puntualmente le rivela i piani per la cattura della banda.
Tutte le opere che vengono prese di mira da "Occhi di gatto" sono di Michael Heinz, padre delle ragazze e misteriosamente scomparso: Rui, Hitomi ed Ai cercano di far conoscere il nome Occhi di gatto nella speranza di attirare l'attenzione del padre (nel caso fosse ancora vivo).
Così tra furti, amori e gelosie, conosceremo i personaggi principali e secondari che compongono questo grande quadro intitolato "Cat's Eye"

Pensiero : 

Non so neanche da dove partire, i pensieri mi si agitano confusi nella testa, in un groviglio di sentimenti. acuiti dall'aver chiuso l'ultimo volume solo stamattina.
Le prime impressioni non sono state propriamente positive, le protagoniste sono bassine, sia Hitomi che Rui poco più che adolescenti, che tuttavia riuscivano in questi colpi al limite dell'impossibile, lontanissime dalle affascinanti stangone della mia infanzia; ed inoltre gli episodi erano spesso scollegati gli uni dagli altri, con un capitolo che si apriva nel bel mezzo di una rapina ed altri che si chiudevano di punto in bianco come se mancassero alcune vignette, mi irritava passare da una situazione ad un'altra senza un attimo di respiro. 
Ma col proseguire dei volumi i disegni  sono migliorati, le protagoniste sono cresciute non solo nel fisico ma anche nella mente, si fanno largo personaggi secondari quali Kamiya, altrimenti detto topaccio, un ladro di gioielli invaghito di Hitomi che cerca più volte di convincerla a lasciare Toshio perché rivali; Asatani, collega di Toshio e di lui innamorata, che ha intuito la vera identità delle ragazze; Hirano e Takeuchi, colleghi di Toshio e Asatani, invaghiti rispettivamente Rui e Ai.
I sentimenti dei protagonisti diventano più profondi, ma anche più pesanti da sopportare Hitomi è tormentata poichè la carriera del fidanzato è affossata dalla presenza di "Occhi di gatto": inizia a farsi spazio un'idea sempre più allettante : e se Toshio entrasse nella banda "Occhi di gatto"? 
Hitomi comincerà ad avvicinare Toshio sempre più spesso, cercando di irretirlo nellle vesti di gatta, ma contemporaneamente diventando gelosa del suo alter ego.
Momenti commoventi, altri romantici e le immancabili gag di susseguono e si intrecciano sempre più fino ad arrivare ad un finale dolceamaro che di scontato non ha nulla ma che lascia un po' di amaro in bocca per più di un motivo.

Ho deciso di approfittare della ristampa ad opera  della Planet per leggere e poi parlarvi di questa serie che consiglio calorosamente! 
Giudizio finale :  

venerdì 1 febbraio 2013

Halcyon Lunch - Hiroaki Samura

Dopo una lettura ripresa ed abbandonata più volte, stamattina mi sono costretta a finirlo e ho letto il secondo volume tutto d'un fiato.
Sto parlando di Halcyon Lunch, opera (se così possiamo chiamarla) in 2 volumi di Hiroaki Samura, autore del più famoso -e spero migliore- l'Immortale.
Hyos

Trama:

Gen Adashino è un quarantunenne che dopo aver perso la sua ditta a causa di un impiegato fraudolento si ritrova, abbandonato dalla moglie e dal figlio, a vivere come un vagabondo. Un giorno mentre sta pescando su un fiume (nella speranza di mettere qualcosa sotto i denti), incontra una ragazza un po' svampita Hyos che in pochi secondi fa sparire un carretto con i bagagli, gli unici averi rimastogli. Mentre si scervella per capire come possa essere possibile una cosa del genere, compaiono tre loschi figuri, due ragazzi e una ragazza, che avevano una piantagione di marijuana proprio dove Gen si era fermato a pescare.
I tipi pretendono -come se fosse ovvio- di essere risarciti, ma finiscono per essere trasformati in nebbia e mangiati da Hyos. Dopo un momento di stupore (da cui si riprende fin troppo in fretta) Gen comincia a spiegarle che non può mettersi a mangiare esseri umani a destra e manca, così Hyos prova a vomitarli (ribrezzo), ma ne esce una cosa assurda, formata da parti di baglio, i due esseri umani e un pesce (doppio ribrezzo).
Che essere sarà ma questo?
Gen a quel punto (con Hyos e Medako, la compare dei tipo loschi, al seguito) decide di andare dall'impiegato fraudolento, con l'intento di farsi restituire i 20 milioni di yen il cui furto ha portato alla bancarotta della sua ditta (farlo prima o andare dalla polizia no?). Shinji, fratello di un amico, credo defunto, di Gen, dopo essere stato messe alle strette confessa di aver rubato i soldi del suo capo per aiutare una ragazza che l'ha infinocchiato con la storia (vecchia come il cucco), del padre malato la cui operazione l'aveva sommersa di debiti. E poiché da allora il rimorso non l'ha mai abbandonato chiede un ulteriore prestito a Gen per scovarla e farsi ridare i soldi (di nuovo: farlo prima no? Devi per forza aspettare che la tipa se li spenda tutti?)
Traizo
In una situazione assurda e che diventa più paradossale di minuto in minuto interviene Traizo, che spiega come sia lei che Hyos siano aliene, il cui compito è mangiare l'azoto presente nell'atmosfera, ma Hyo ha perso il device, uno strumento di controllo su ciò che si può mangiare e cosa no. L'obbiettivo di Gen è di ritrovare questo device, mentre Shinji si metterà alla ricerca della donna che lo ha fregato e farsi restituire i 20 milioni di yen.

Pensiero:

La trama è a abbastanza semplice, ma è piena di nonsense, eventi assurdi che vengono dati per assunto, continue e ripetute scene di vomito. Ma la cosa peggiore è lo spropositato numero di citazioni di cui è infarcito il volume (in particolare le prima pagine) che rallentano la lettura ma senza apportare nulla alla storia: fanno infatti riferimento a personalità giapponesi, politici, serie che in Italia non le abbiamo neanche mai sentite nominare. L'esorbitante numero di citazioni costringe il lettore (quelli che vogliono leggersele tutte) ad aprire praticamente il manga a 180° (cosa che aborrisco, infatti su quelle ho fatto "passo"). Finito il primo volume (come ho già detto non senza continui abbandoni e riprese) sono passati giorni senza avere la minima voglia di conoscere l'epilogo della storia, finché stamattina mi sono fatta forza e ho preso il seguito. Qui, al contrario del precedente le citazioni non sono così numerose, la storia procede meglio e si ritrova un filo logico che mancava totalmente nel primo volume. Sussistono alcuni "problemi strutturali" quali situazioni che non ricevono spiegazioni (che ci fanno Shinji e Triazo nel sottomarino; come quando e perchè Triazo viene portata dal pappone e finisce per far parte del suo harem, come fa Akira a prendere possesso della mente di Hyos durante la notte e perchè questo elemento si perde col proseguire della narrazione?), tempistiche che non coincidono (se Traizo passa un anno dal "pappone" e sei mesi durano le restanti vicende, com'è possibile che dovranno tornare sul loro pianeta fra un anno e mezzo se la durata della loro missione era due anni?) e scene di ribrezzo quando la sopracitata Akira si infila due dita in bocca per fare un dono che non le appartiene (e che non capisco come facesse a saperlo) e per concludere l'epilogo finale in cui tutto finisce bene ma non si sa precisamente come.
In sostanza una storia che ho cominciato a leggere perché era sulla mensola della libreria a casa, continuata perché constava di due soli tankobon, ma che non rileggerei neanche per tutto l'oro del mondo. 
Giudizio finale : 

giovedì 31 gennaio 2013

Le scarpe rosse - Joanne Harris (sequel di Chocolat)

Ieri sera, approfittando di una notte insonne ho finito il sequel di Chocolat (recensione qui), avevo infatti deciso di aspettare che le impressioni non propriamente positive del primo di affievolissero (e l'uscita del terzo volume).

Trama:

Sono passati quattro anni da quando Vianne e le due figlie Anouk e Rosette (frutto di una notte d'amore con lo zingaro Roux) hanno lasciato Lansquenet, quattro anni in cui un evento misterioso ha cambiato completamente il modo di vedere e vivere la vita di Vianne.
Niente più magia, niente più festival, adesso lavora in una chocolaterie di quart'ordine in cui si limitaq a rivendere prodotti scadenti ai turisti che passano da Monmartre. Ha iscritto Anouk, anzi Annie, ad una buona scuola e si divide tra i pochi clienti e l'educazione di Rosette che non sa parlare, non va a scuola, e ha qualche problema comportamentale. Come se non bastasse (vuoi proprio farti del male) Vianne - Yanne de Charbonneau - è fidanzata con un riccone gradasso, tale Thierry, che le trasmette un senso di sicurezza e le strappa una promessa di matrimonio.
Un giorno sulla soglia della chocolaterie compare Zozie dell'Alba, strana e affascinante donna che calza delle fantastiche scarpe rosse. Man mano si intrufola nella vita delle ragazze, aiutando gratuitamente Vianne a rivoluzionare il negozio, convincendola a fare sa sola i suoi cioccolatini, e attirando come un falò i clienti, ignare falene del pericolo in agguato. Ebbene sì, perchè non è tutto oro quello che luccica e nulla e gratuito, infatti Zozie per il suo aiuto richiede un lauto compenso: la vita di Vianne e Anouk, nella cui magia grezza intravede un potenziale inimmaginabile.

Pensiero:

La storia di dipana su tre fronti, tre voci narranti : Vianne alle prese con una vita che ha perso colore e mordente, Anouk, ormai diventata un adolescente arrabbiata che cerca di sopravvivere a compagne di classe bieche e meschine che non esitano a rimarcare costantemente l'inferiorità economica della ragazzina, e per finire Zozie, cinica e spregevole che non si fa scrupoli ad eliminare qualunque ostacolo possa frapporsi fra lei ed il suo obbiettivo.
Fortunatamente non tutti soccombono al suo carisma magico: Jean-Loup, compagno e amico di Anouk, che per primo vede la falsità nell'operato di Zozie e Roux, da sempre restio a subire influenze magiche avverte qualcosa in questa donna che non lo convince.

Lontano dalla pedanteria e tediosità del curé Reynaud, questo trittico di voci ben si amalgama, avvince il lettore e rende la lettura veloce e scorrevole; la meschinità dei pensieri e delle azioni di Zozie mi hanno procurato non pochi brividi ("Non mangiarlo Jean-Loup!") è contrapposta alla bontà di Vianne, a dispetto di una vita non sempre facile. Anouk è una Vianne in fieri - la sua bontà è innegabile, così come il suo preoccuparsi e prodigarsi per gli amici -, ma la cattiva influenza di Zozie potrebbe avere effetti deleteri.

Il romanzo, pur mantenendo un tono leggero affronta tematiche importanti come la diversità dell'handicap, il razzismo, l'emarginazione, le difficoltà di una donna sola nel crescere i figli, la supponenza indotta dalla ricchezza.
Inutile ripetermi, opera ben strutturata che ottiene la mia approvazione.
Giudizio finale :